“acqua” di Carlo Belloli (1961)



“acqua” di Carlo Belloli (1961)

“Sometimes Dolores, sometimes you have to be a high-riding bitch to survive. Sometimes being a bitch is all a woman has to hold on to.”
A volte essere carogna è l’unica cosa che resta a una donna.

Stephen King’s Dolores Claiborne
Fuori della mia casa, delle mura
son state abbattute, a furor di picconate.
Eran mura che dividevano; una rottura.
Non erano pareti di una casa, riscaldate
dall’amore, ma gelide trincee di guerra.
Le pareti di casa mia si ergon alte
e forti, fredde di mattoni di pietra nera -
bruciata. Son mura che si stringon in tante
volte a spirale, man mano sempre più strette
e piccole, sì ché lo sguardo non oltrepassa
le vette. Son barriere d’odio - sudicie, grette.
E si ergon sempre più alte. Si accalca la massa
di persone ululando contro i gironi esterni:
bisogna crear forti potenti contro i nemici eterni.

Alda Merini
« Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita »(Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)
Per mia ammissione, era voglia
la mia; la volontà di avere
un muro come supporto, una soglia
di un portone e lì possedere
il tuo corpo. Le tue labbra sottili
e rosse si agitano nei mie pensieri
mentre il sangue scorre in fili
verso i lombi e le cosce. Ieri
era ieri ed ho avuto poco tempo
per goderti. Ti avrei voluto godere
sul serio; mi resta solo il lampo
del tuo sguardo in foto bianche e nere
oramai. Non riesco a dimenticare:
non voglio amore, ma avere e avanti andare.

Molte volte penso sia stato
un bene, che tu non sia più per me
cioccolata. Adesso. Era viziato
il mio sentimento: ti cercava per sé,
voleva vederti anche se facevi
male. Le tue mani accarezzeranno
i miei sogni notturni. Con gli occhi vedevi
del riflesso del cielo chiaro; non guarderanno
più il tuo riflesso del cielo nel mare, i miei,
il rossore delle gote, della pelle il chiarore.
Il mio sentimento nonostante i tuoi nei,
ti voleva; era un mal di pancia, un dolore
che valeva la pena patire per un boccone
di te, a dosi. Non ho più fame ora e mi sento un coglione.![]()
Ci son ore in cui crediamo che la morte
sia ospite in casa nostra. Il vento
freddo sbatte le ante, il buio per le corte
giornate sopraggiunge prima e cento
occhi non basterebbero a scrutare tutto
lo spazio invaso dalle tenebre. Il lutto
non è sinonimo di mancanza ma di vita.
Un gioiello aveva - ci giocava con le dita,
un’ametista: si addormentò ed al mattino
quella gioia era sparita, nell’oblio delle tenebre caduta.
Non vi è spirito o oscurità, raffiche o coltellino
coltellaccio e coltello; ciò è spavento. Posseduta
dalla presenza ubiqua della morte è la nostra vita,
la nostra casa, la mosca uccisa spiaccicata tra le dita.







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